Pazienti a proposito di Pharma Social Media

gennaio 10, 2014 in Social media di Oscar Lambrughi

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Sulla piattaforma Truvio.com, realizzata da Wego Health per dare la possibilità a operatori sanitari, ricercatori, aziende pharma di ottenere opinioni on demand dei consumer health influencers, è stata di recente pubblicata la ricerca “Patient Influencers Prescription for Pharma Social Media Success”, che risponde a domande riguardo la relazione tra aziende pharma e paziente attraverso i social.

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È stato chiesto a un gruppo eterogeneo di influential patients di condividere il loro pensiero sull’argomento.
Sono stati, infatti, forniti alcuni esempi di campagne social realizzate o sponsorizzate da aziende pharma, per capire se erano più o meno conosciute e se considerate di valore, valutando la probabilità che queste attività possano portare a un’effettiva discussione col medico rispetto le informazioni fornite.

Quindi, le informazioni social sono motivo di conversazione col medico?

La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di sì.
Il 72% ritiene, infatti, che le informazioni trovate sui social media sono motivo di discussioni sia con il medico sia con altri pazienti.

 

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È stato chiesto, inoltre, di dare alcuni consigli riguardo l’approccio che le aziende pharma dovrebbero avere sui social per comunicare al meglio con i pazienti, in modo coinvolgente, efficace e d’interesse.

Ecco le prime 10 raccomandazioni emerse dalla discussione:

Patient Influencers Prescription

  1. Collaborare attivamente con i pazienti:
    le comunità anche quelle sponsorizzate da aziende pharma dovrebbero fare da moderatori delle conversazioni online, stimolandole attraverso nuovi contributi.
  2. Evitare comunicazioni trendy o di tipo promozionale:
    la salute è una cosa seria, di conseguenza fare una comunicazione business o “alla moda” corre il rischio di avere un impatto negativo sul paziente che sta vivendo la malattia.
  3. Essere trasparenti:
    che non significa avere un piccolo logo nel footer della pagina!
  4. Trovare un equilibrio tra la condivisione pubblica e privata:
    se si vuole incoraggiare le interazioni tra i membri della comunità, bisogna offrire all’utente anche l’opportunità di scambiare informazioni in privato.
  5. Individuare i bisogni del paziente:
    i pazienti attivi e influenti dovrebbero essere coinvolti nella pianificazione e nella strategia della comunicazione social perché hanno una profonda comprensione delle esigenze della comunità.
  6. Consentire l’anonimato:
    alcune persone semplicemente non desiderano far sapere il loro stato di salute agli altri (soprattutto in condizioni delicate come l’HIV o il diabete). Consentire l’anonimato rimuoverebbe questa barriera.
  7. Raggiungere il vostro pubblico:
    per far questo è necessario conoscerlo (anche attraverso studi di ricerca), individuando il preciso target, in modo da fornire loro contributi d’interesse .
  8. Individuare responsabili con esperienza:
    coloro che sono coinvolti nello sviluppo e nella gestione di comunità legate a particolari patologie o aree terapeutiche, oltre che a un’ampia conoscenza del mezzo tecnologico, dovrebbero anche avere una profonda conoscenza della malattia e dei trattamenti terapeutici.
  9. Permettere una facile ricerca dei nuovi contenuti di qualità:
    per favorire la condivisione e la discussione, si deve rendere facile la ricerca per gli utenti degli approfondimenti postati.
  10. Fornire sempre le informazioni di riferimento:
    mettere le fonti dei contenuti è un requisito per tutte le comunicazioni pharma, anche per quelle social!

Individuare e creare delle reali relazioni con i KOL della comunità di pazienti è risultato il consiglio più importante per gli intervistati. Anzi emerge come le aziende farmaceutiche dovrebbero confrontarsi con i pazienti prima dello sviluppo delle stesse comunità online, in modo da coinvolgerli maggiormente e dare loro un ruolo significativo, ottenendo così dei veri e propri promotori dell’iniziativa.
Questa alleanza tra azienda e pazienti potrebbe anche essere fondamentale per risolvere un altro problema dei progetti social, quello del fattore impegno a lungo termine, in quanto i pazienti potrebbero prendere in consegna la community nel caso l’azienda, un giorno, non abbia più le forze per gestirla.