mHealth: il report di PriceWaterhouseCooper

giugno 20, 2012 in Mobile pharma di Oscar Lambrughi

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PriceWaterhouseCooper ha pubblicato il 7 giugno 2012 il reportEmerging mHealth: Paths for growth” sullo stato dell’arte delle soluzioni mHealth basato sulla ricerca commissionata all’Economist Intelligence Unit (EIU), che si è focalizzata sul potenziale del mobile in campo healthcare, sulle principali problematiche che ostacolano l’adozione della nuova tecnologia e sulle opportunità per le aziende che cercano di crescere all’interno di questo mercato.
Riporto i principali punti evidenziati dallo studio, cercando di dare maggior rilievo alle soluzioni che possono interessare le aziende farmaceutiche.

Informazioni sulla ricerca

  • Due sondaggi in 10 paesi: Brasile, Cina, Danimarca, Germania, India, Sud Africa, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti;
  • 1.027 pazienti intervistati;
  • 433 medici intervistati;
  • 345 dirigenti di società di assicurazione sanitaria, sia pubbliche che private.

La prima parte del report descrive il panorama attuale della diffusione della tecnologia mobile: illustra le differenze fra le aspettative che i vari stakeholder ripongono nel mHealth e di quanto questo fenomeno sia effettivamente rilevante oggi. In particolare, per quanto riguarda la diffusione del mobile, un dato interessante della International Communication Union rivela che il numero delle connessioni via mobile entro il 2013 supererà il numero di persone del mondo, incluse le popolazioni dei paesi in via sviluppo.

Invece, parlando delle aspettative legate al mHeath, si evidenzia come i paesi in via di sviluppo costituiscano un mercato più roseo per la sua crescita rispetto a quello dei paesi sviluppati.

Alcuni dati importanti sul punto di vista dei pazienti e dei medici

Pazienti

  •  Definiscono mHealth principalmente come uno strumento per monitorare il proprio stato di salute (44%) e per entrare in contatto diretto con il medico o l’istituzione sanitaria (43%);
  •  Il 59% ammette che l’utilizzo di applicazioni mHealth ha sostituito la visita face-to-face con il medico;
  •  Il 59% dei pazienti di paesi in via di sviluppo utilizza applicazioni mHealth, contro il 35% di quelli di paesi sviluppati;
  •  I pazienti dei paesi in via di sviluppo sono maggiormente ottimistici per quanto riguarda il ruolo del mHealth per il miglioramento della propria assistenza sanitaria. Il 53% si aspetta una riduzione delle proprie spese sanitarie (40% nei paesi sviluppati), il 54% sostiene che le soluzioni mHealth miglioreranno la qualità dell’assistenza sanitaria (42% nei paesi sviluppati).

 

Medici

  • Solamente il 27% dei medici intervistati incoraggia i propri pazienti ad utilizzare applicazioni mHealth e il 13% le sconsiglia apertamente.
  • In generale, la maggior parte dei medici oppone resistenza alle soluzioni mHealth che potrebbero portare a uno sbilanciamento nella relazione medico-paziente. Il 42%, infatti, afferma di temere che il mHealth possa rendere i pazienti troppo indipendenti.
  • Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, sono proprio i giovani medici a osteggiare il mHealth più apertamente. Il 53% dei medici con meno di 5 anni di esperienza lavorativa è preoccupato per la potenziale indipendenza del paziente e ben il 24% di loro sconsiglia vivamente l’utilizzo di applicazioni mHealth.
  • Nonostante la riluttanza nel cedere il proprio ruolo di “potere”, ci sono elementi della nuova tecnologia che sono ben accetti ai medici come l’introduzione dell’iPad all’interno del proprio flusso lavorativo. Qui il report riporta gli stessi dati della Manhattan Research che avevo già in precedenza riportato in un articolo del blog.
mobile pharma

Le barriere che ostacolano il fenomeno mHealth

Nonostante sia riconosciuto da tutti il grande potenziale delle soluzioni mHealth, a oggi vi sono alcune importanti barriere che ne impediscono il pieno sviluppo:

  • Tecnologia.
    La tecnologia è ancora vista come problematica per coloro che adottano le soluzioni mHealth, in particolare medici e agenzie assicurative si preoccupano per il livello di privacy e di sicurezza dei dati. Inoltre solo la metà dei medici intervistati ritiene che le infrastrutture IT su cui lavorano siano sicure.
  • Scarsa e difficile integrazione.
    Solamente il 53% dei medici afferma che le soluzioni mHealth che utilizza siano propriamente integrate con l’infrastruttura IT e una percentuale anche minore afferma che le soluzioni siano integrate con altre parti del sistema sanitario. Il principale problema è dunque la mancanza di interoperatività fra le varie tecnologie presenti.
  • Cultura.
    Il 27% dei medici e il 26% delle agenzie assicurative affermano che la barriera più importante allo sviluppo del mHealth sia proprio la cultura conservatrice del sistema sanitario attuale.
  • Dimensione e complessità.
    La maggior parte dei sistemi sanitari è caratterizzato da grande estensione e frammentazione: questo fatto rende difficile identificare dove effettivamente risieda il potere decisionale. Inoltre tali sistemi hanno spesso al loro interno degli interessi monopolistici, un alto grado di controllo statale e alti costi finanziari che, insieme a legislazioni complesse, agiscono come deterrente all’innovazione imprenditoriale.
  • Legislazione.
    La natura molto complessa della legislazione in campo healthcare e, molto spesso, la mancanza di una vera e propria legislazione in materia di nuove tecnologie fa si che il rischio per le aziende innovatrici sia molto alto. Il 45% di medici e agenzie assicurative ritiene che la mancanza di un frame work legislativo adeguato sia un freno molto forte all’innovazione mHealth.
  • Mancanza di business models efficaci.
    Un altro problema fondamentale deriva dalla riluttanza degli stakeholder a finanziare i prodotti mHealth perché non vedono il vantaggio che può potenzialmente derivare da investimenti in questo settore. Quindi sarebbe necessario che il focus venisse spostato dalla tecnologia all’offerta di una soluzione. E’ necessario dunque far trasparire, a chi è intenzionato ad acquistarle, l’utilità che tali soluzioni offrano anche attraverso la nuova tecnologia.

I paesi in via di sviluppo, pionieri del mHealth

Il report mette in evidenza anche alcuni aspetti molto interessanti dei diversi livelli di accettazione e di applicazione del mHealth nei paesi sviluppati e in quelli via di sviluppo. E’ importante notare come questi ultimi siano maggiormente predisposti ad accogliere tale innovazione tecnologica e ciò è dovuto principalmente a due fattori:

  • Maggior necessità e minor numero di opzioni.
    Mentre in paesi sviluppati le soluzioni di mHealth sono da considerarsi un servizio aggiunto, nei paesi in via di sviluppo sono addirittura indispensabili dato lo scarso numero di medici pro capite, che si concentrano principalmente nelle aree urbane lasciando scoperte quelle rurali molto più popolose, e dati gli alti costi legati al ricevere tale assistenza sanitaria.
  • Infrastrutture meno sviluppate.
    Il fatto che non vi siano infrastrutture sanitarie già completamente sviluppate rende nulla una delle più importanti barriere di cui parlavamo prima, quella della scarsa e difficile integrazione e fa in modo che la tecnologia possa svilupparsi liberamente. Nel report dunque si ipotizza che il futuro della sanità occidentale si stia sviluppando proprio in questi nuovi paesi.

A testimonianza del ruolo fondamentale di questi mercati si può notare come varie iniziative di mobile health inizialmente sviluppate in loco si siano poi trasferite a paesi sviluppati ed abbiano ottenuto successo anche in quel contesto.
Ad esempio due dei servizi mHealth maggiormente conosciuti negli Stati Uniti seguono il modello di quelli sviluppati in Sud Africa, Kenya e Messico. In particolare, Il servizio GlowCaps avverte i pazienti e i caregiver della mancata assunzione di medicinali attraverso segnali luminosi trasmessi direttamente dalla confezione del medicinale ed è molto simile al servizio SIMpill introdotto in Sud Africa diversi anni prima. Allo stesso modo Text4Baby è ispirato da due servizi presistenti VidaNet in Messico e da MobileforGood Health Tips in Kenya.

I punti fondamentali per l’industria farmaceutica

I due punti fondamentali del report che devono essere presi in considerazione dalle aziende farmaceutiche, come avevamo già segnalato nell’articolo su mHealth trends, sono:

  • Patient adherence.
    L’utilizzo di strumenti mobile per l’educazione del paziente si è infatti dimostrata molto efficace nel migliorarne le condizioni di salute anche in caso di malattie croniche quali il diabete. Queste soluzioni possono stimolare i pazienti ad assumere medicinali nel modo corretto e dato che, quando questo non viene fatto, si genera una perdita di profitti alle case farmaceutiche, sarebbe opportuno che quest’ultime partecipassero direttamente e sponsorizzassero tali iniziative.
  • Counterfeit drugs.
    Un altro aspetto molto importante che genera delle perdite alle aziende farmaceutiche è anche il crescente fenomeno della contraffazione di medicinale. Il Pharmaceutical Security Institute stima infatti che il mercato di questi falsi apporti una perdita alle aziende farmaceutiche pari ad un valore compreso tra i 75 e i 200 miliardi di dollari l’anno. Proprio in questo senso, le soluzioni di mobile health possono essere molto utili per aiutare i pazienti a riconoscere immediatamente se un medicinale sia vero o contraffatto e quindi nocivo per la sua salute.

mPedrigree: un SMS può salvarti la vita in Ghana

mPedrigree è un perfetto esempio di come la tecnologia mHealth possa consentire il riconoscimento di medicinali contraffatti. Il progetto, lanciato in Kenya, Camerun e Ghana, è frutto di una collaborazione fra Orange (società di telecomunicazioni) e l’associazione non governativa m-Pedrigree. I pazienti e i medici possono verificare immediatamente l’autenticità dei farmaci che acquistano inviando un SMS gratuito con il codice che trovano stampato sulla confezione. Per saperne di più vi invito a consultare il sito di mPedigree e a leggere il comunicato stampa di Orange