L’E-mental health: il caso inglese

febbraio 21, 2013 in Case Studies di Oscar Lambrughi

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e-mental-healthIl 30 gennaio scorso il National Health Service (NHS), sistema sanitario nazionale inglese, ha pubblicato un report in cui si parla degli effetti positivi dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) per migliorare e curare la salute mentale dei cittadini.

Il tema principale del documento è dunque quello dell’e-mental health e in questo post desidero riassumerne i punti principali perché ,avendo parlato in post precedenti di e-health , è molto interessante vedere una possibile applicazione di tali tecnologie in un area terapeutica, quella dei disordini mentali, in cui sia la cura che la prevenzione stanno diventando fondamentali con l’aumentarne dell’incidenza di questo tipo di disturbi sulla popolazione.

I servizi di e-mental health comprendono delle terapie che vengono somministrate da remoto via internet o via telefono. Questi servizi possono comprendere una generale promozione di un corretto stile di vita, un intervento preventivo per condizioni non ancora di tipo clinico e servizi di consulenza e supporto attraverso gruppi di chat, fino ad arrivare alla somministrazione via internet di terapie cliniche da parte di medici specialistici.
L’esigenza di somministrare questi servizi attraverso i nuovi supporti tecnologici scaturisce principalmente dalla necessità di diminuirne l’incidenza sulla spesa della sanità nazionale. Da una parte aumenta la percentuale delle persone che potenzialmente potrebbero essere affette da qualche patologia o disturbo mentale, dall’altra i sistemi sanitari si vedono costretti a trovare delle soluzioni efficaci in grado di abbattere i costi. Nel caso del Regno Unito, la percentuale della popolazione che potrebbe essere affetta da disordini mentali è passata dal 15.5% del 1993 al 17,6% del 2007 e un report recente della London School of Economics ha stimato che solo un quarto di coloro che sono affetti da disturbi d’ansia in Inghilterra sono in trattamento. Inoltre il Center for Mental Health ha calcolato che i costi derivanti dai disturbi mentali in Inghilterra ammontano a 105,2 miliardi di sterline e il sistema sanitario nazionale ha stimato che, per riuscire a soddisfare la crescente domanda, dovrebbe riuscire a risparmiare 20 miliardi di sterline entro il 2014 per poterli reinvestire in servizi per migliorare la salute mentale dei cittadini a livello nazionale.

L’aspetto positivo dell’utilizzo delle ICT per la prevenzione e la cura dei disordini mentali non è da misurarsi solo in termini monetari, l’e-mental health infatti stimola un cambiamento di mentalità a livello culturale nel campo dei servizi dando maggior importanza all’utente che fruisce di tali servizi e che viene messo nella condizione di sviluppare un maggior controllo delle proprie scelte terapeutiche. In particolare due sono i principali risvolti positivi: il livello d’informazione dei pazienti e l’opportunità di fruire del supporto delle esperienze di altre persone affette da disturbi simili. Per quanto riguarda il primo punto, è evidente dagli stessi dati di utilizzo del sito web NHS Choices, come i pazienti stiano progressivamente reperendo informazioni online su servizi, terapie e strutture sanitarie. In particolare stanno anche lasciando commenti e feedback sulle loro esperienze e, nel caso inglese, direttamente su un sito web dedicato: Patient Opinion. Per quanto riguarda invece il punto sul peer support, le nuove tecnologie mettono in grado i pazienti di comunicare tra di loro, creando così un network di supporto fra persone che affrontano la stessa patologia sia su social network dedicati come Big White Wall, sia su social network generici e privi di moderazione di terzi quali Facebook e Twitter.
Nonostante i benefici dell’e-mental health siano evidenti, rimangono comunque da affrontare questioni di tipo amministrativo e di sicurezza. La proliferazione dei social network e dei gruppi di sostegno online ha costituito un utile strumento di aiuto per i pazienti, ma come è possibile garantire e tutelare la sicurezza di coloro che sono maggiormente vulnerabili? Vi sono infatti molte comunità online che sono pro-anoressia o pro-autolesionismo e potrebbero quindi rafforzare comportamenti pericolosi nelle persone già instabili che vi accedono liberamente. Quest’ultimo aspetto sottolinea dunque l’importanza di poter fornire dei servizi di supporto online da fonti alternative e certificate. In Inghilterra vi è un programma, il RAMP (risk awareness and management programme), che è stato sviluppato grazie alla collaborazione di diverse organizzazioni su base volontaria e che offre delle linee guida da seguire per evitare o perlomeno ridurre i rischi che possono derivare dal fornire servizi di supporto online per i pazienti affetti da disordini mentali.

 

Le applicazioni tecnologiche di e-mental health

Vi sono due categorie di applicazioni tecnologiche nel campo dell’e-mental health, i prodotti e servizi che migliorano l’efficienza delle pratiche correnti e le tecnologie che rivoluzionano completamente il modo di erogazione dei servizi.
La prima categoria include applicazioni e programmi che aiutano a monitorare l’umore e l’aderenza alle terapie dei pazienti e possono venir usate in modo autonomo oppure in concomitanza con il consulto medico. Esempi di programmi di monitoraggio sono MoodScope e Buddy . Crescente interesse si focalizza intorno alle terapie online, quali la computerized cognitive behavioural therapy (c-CBT) , che vengono somministrate da siti quali Beating the Blues e Living Life to the Full dove il paziente può acquistare una serie di sessioni online ,oppure può usufruire delle terapie gratuitamente grazie allo stesso sistema sanitario nazionale. Vi sono anche altre aziende che forniscono terapie psicologiche attraverso messaggi di testo, audio o video.
La differenza fra le tecnologie della prima categoria e quelle della seconda è lampante, infatti, nel caso della seconda il paziente ha il controllo, i professionisti del settore assumono un ruolo collaborativo anziché porsi come esperti, il potenziale per l’auto terapia è ottimizzato e le linee guida governative sono evidenti.

Questa tipologia di innovazioni includono i programmi che forniscono informazioni ai pazienti su come prendersi cura della propria salute mentale, le piattaforme per l’aiuto reciproco e le innovazioni che trasformano l’erogazione delle cure, come ad esempio la telehealth. Quest’ultima tecnologia permette ai medici di monitorare a distanza i sintomi e i segni vitali dei pazienti affetti da malattie croniche e di inviare informazioni utili all’educazione della salute e della gestione della propria patologia in modo più efficace. Un esempio è costituito da Bosch Health Buddy System, che incorpora il monitoraggio di sintomi, segni vitali e coaching.

myhealthlockerlondon-nhs-ukI fornitori dei servizi sanitari stanno predisponendo dei portali online per permettere ai pazienti di monitorare i propri piani sanitari, come ad esempio myhealthlocker, e stanno sfruttando il potenziale in termini di aiuto fra pazienti che forniscono i social network.

Oltre alle applicazioni, ai portali e ai programmi di informazione e educazione e ai social network, vi sono anche delle tipologie di servizi “integrati” che fanno confluire tutti questi approcci in un’unica soluzione. Un esempio di servizio integrato è il già citato Big White Wall.

 

Il report del National Health Service (NHS) termina con uno sguardo al futuro. Il servizio sanitario nazionale prevede di procedere con due fasi: la prima esplorativa in cui verranno “mappati” i servizi già offerti attraverso le nuove tecnologie e la seconda che consiste nello sviluppare una struttura nazionale di offerta di servizi di e-mental health che, seguendo quanto esaminato nella fase conoscitiva, sarà allineata con le attese dei pazienti e dei professionisti coinvolti. L’utilizzo delle tecnologie digitali non può che portare grandi vantaggi alle aziende farmaceutiche che potrebbero formare delle partnership con i provider responsabili dei servizi online per fornire informazioni utili sulle proprie terapie e sui test clinici effettuati; potrebbero inoltre raccogliere i dati necessari per i successivi studi di efficacia dei propri farmaci.

 

Report “e-Mental Health” [scarica pdf]