Crowdsourcing per il pharma con Sanofi

agosto 28, 2012 in Case Studies di Oscar Lambrughi

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Data Design DiabeteIl 16 luglio scorso Sanofi ha annunciato i vincitori del suo contest USA “Data Design Diabetes Innovation Challenge” .

 

Cos’è il Data Design Innovation Challenge?

La sfida lanciata da Sanofi è quella di sviluppare delle soluzioni innovative per la cura e la prevenzione del diabete a partire da un’attività di crowdsourcing iniziale, in cui vengono definite le aree di maggior interesse da parte dei pazienti affetti da diabete e che necessitano di innovazioni al loro interno.

I team che partecipano al progetto devono dunque individuare eventuali necessità di pazienti e/o caregiver non ancora soddisfatte dai modelli di business esistenti.

Il processo di sviluppo delle idee

Dopo la fase di crowdsourcing che abbiamo descritto prima, i team presentano i loro progetti e fra questi ultimi
vengono selezionati cinque semifinalisti.

I cinque team selezionati dai giudici vengono quindi invitati a partecipare per un mese a un programma di tutoraggio, in cui sono aiutati da esperti del settore a dare forma alla loro idea. In questa prima selezione vengono dati 20.000 dollari a ciascun team.
Successivamente i semi-finalisti dovranno presentare di nuovo i loro progetti ai giudici durante il “Demo Day” e i migliori due verranno premiati con altri 10.000 dollari, che dovranno essere utilizzati per valutare quanto il proprio progetto possa influire positivamente sulla comunità. Una volta che il team è in grado di misurare i risultati preliminari del proprio progetto, dovrà presentarli nuovamente ai giudici.
I video delle due presentazioni saranno disponibili online per 1 settimana, sarà, infatti, il pubblico a decidere l’idea vincitrice che verrà premiata con la somma di 100.000 dollari.

Sanofi contest steps

 

Il crowdsourcing e i criteri di valutazione dei progetti

Questa sfida vuole promuovere l’ideazione di nuovi e diversi progetti innovativi con l’obiettivo di migliorare la qualità, l’erogazione e il costo dell’assistenza sanitaria. Viene conivolto anche il pubblico, che non solo dovrà esprimere le personali opinioni sui progetti finalisti, ma avrà la possibilità di raccontare la propria esperienza con il diabete, contribuendo così a individuare le aree più problematiche, che richiedono progetti innovativi.
I risultati di questa attività di crowdsourcing sono dunque all’interno dei criteri di selezione dei progetti vincenti.

I progetti sono stati giudicati in base a dei criteri specifici e generali.
Nello specifico, il progetto vincitore deve essere caratterizzato da:

  • Capacità di migliorare i risultati/esperienze delle persone che vivono con il diabete;
  • Capacità di migliorare la qualità e l’efficacia della cura del diabete;
  • Capacità di migliorare l’erogazione delle cure per il diabete per offrire l’intervento migliore nei tempi giusti;
  • Capacità di ridurre il costo della sanità senza comprometterne la qualità e l’erogazione;
  • Mettere le persone coinvolte dal diabete in condizione di sentirsi in controllo;
  • Riflettere la piena comprensione di come il diabete influenzi le famiglie e non solo gli individui;
  • Sostenere il desiderio delle persone coinvolte di vivere in uno stato di salute e non solamente di tamponare i sintomi della malattia.

In generale:

  • I concetti devono focalizzarsi su uno o più membri dell’ecosistema del diabete: pazienti affetti da diabete, caregivers, famiglia/amici, professionisti sanitari (inclusi, fra altri, medici, infermieri e farmacisti);
  • Focus sui bisogni specifici del target definito nella proposta di progetto. I progetti che si focalizzano sul lato umano della malattia e del convivere con essa verranno presi in maggior considerazione;
  • I dati esterni possono servire come base informativa per il progetto, ma non devono essere apertamente espressi o integrati nello stesso;
  • Il progetto deve differire nettamente dai prodotti e servizi già esistenti;
  • I progetti devono essere riproducibili su larga scala.
  • I progetti devono essere sviluppabili in forma prototipale entro un mese.
  • I progetti devono essere appropriati per i pazienti affetti da diabete (in qualsiasi stadio, di tipo 1 o 2) negli Stati Uniti. La soluzione offerta può essere rilevante anche al di fuori degli USA, ma il concorso si focalizza in primis su tale mercato.

 

Il progetto vincitore 2012: n4a Diabetes Care Center

Sanofi contesL’idea in se è semplice, il team propone di aprire dei centri di assistenza a livello locale. L’aspetto innovativo, però, è quello di usare i dati messi a disposizione dal US Diabetes Index per individuare le aree dove è maggiormente necessario intervenire.
Infatti, il team ha evidenziato come l’80% dei diabetici risieda in 8.000 zip code areas, ovvero in 8.000 aree locali definite dal codice di avviamento postale (in base ai dati di luglio negli USA sono 42.000 in totale).
Il consumo di servizi medici dei diabetici in queste zone è quindi indicativo di quello che succede a livello nazionale e di conseguenza intervenendo in queste zone si possono capire quali sono le motivazioni alla base dello scarso consumo, che possono essere poi generalizzabili a livello nazionale. Se questi pazienti non consumano i medicinali e i servizi in modo corretto (un terzo di essi non lo fa) il loro rischio di ospitalizzazione cresce e di conseguenza cresce anche il loro costo in termini di sanità nazionale.

Diabete in USAAltri dati, infatti, rilevano che il 50% del costo per il trattamento di diabete acuto è dovuto alla cura di pazienti che non usufruiscono delle terapie in modo corretto.

In base ai dati forniti dal diabetes index è possibile dunque individuare questi “low-consuming diabetics” e calcolarne il rischio di ospitalizzazione.

Una volta individuate le aree con il maggior numero di pazienti a rischio, utilizzando dunque una strategia di data-driven targeting, è possibile aprire dei centri di assistenza, in cui si cercherà di coinvolgere la popolazione di pazienti a rischio e, grazie ad un’interazione face-to-face, dicapire quali siano le barriere che impediscono loro di curarsi correttamente.

Dal generale al particolare: precise disease management

Il caso di Data Design Diabetes Innovation Challenge mette in evidenza alcuni aspetti interessanti:

  • L’utilizzo del crowdsourcing come fonte di innovazione nel settore farmaceutico;
  • L’impiego di dati esistenti sul web per l’individuazione di caratteristiche specifiche di una popolazione target;
  • L’importanza di offrire una gestione della malattia personalizzata e di ascoltare i pazienti per poter comprendere le ragioni alla base della loro non-aderenza alle terapie.

Sanofi non è la prima azienda a ricorrere al crowdsourcinge di certo non sarà l’ultima. Le nuove tecnologie messe a disposizione dal Web 2.0 hanno permesso agli utenti nel mondo di poter esprimere il proprio punto di vista e di poter dar voce alle proprie idee e, in ambito aziendale, si è cercato di convogliare questo spirito di innovazione del pubblico al proprio interno per stimolare nuovi progetti. Anche se è chiaro che nel mercato dei beni di largo consumo sia più semplice coinvolgere attivamente il pubblico, questo esempio testimonia che anche in ambito farmaceutico, dato l’alto coinvolgimento emotivo di pazienti e caregiver, è possibile ricorrere a idee generate “dal basso”.

Interessante è anche evidenziare come il team vincitore utilizzi i dati disponibili online e li ri-elabori per trarne le basi del proprio progetto. Nell’era digitale viene messa a disposizione di chiunque una quantità di dati impressionanti, dati che non sono solamente numerosi, ma anche molto dettagliati e che permettono, in questo caso, di individuare con precisione ciò che caratterizza ogni paziente.

Il disease management può essere definito come un sistema di interventi sanitari coordinati e di comunicazione con il paziente, in merito a condizioni che possono avere un impatto significativo sulla partecipazione attiva del paziente nella gestione del proprio stato di salute. Non bisogna però dimenticare che i bisogni del paziente sono “complessi”, in altre parole non sono soltanto dei bisogni di tipo clinico, diagnostico-terapeutico, ma comprendono anche quelli relativi al più ampio concetto di “qualità di vita”.

Il progetto vincitore aiuta i singoli diabetici a rischio a migliorare la propria qualità della vita grazie ad un “precise disease management” ovvero a un programma che non solo li stimola ad assumere i propri medicinali in modo corretto, ma che li aiuta anche a mantenere un corretto stile di vita. Uno dei molteplici esempi di assistenza che il team propone nella sua presentazione del progetto è, infatti, quello di mettere in contatto due persone della stessa area, invitandole per esempio a frequentare la palestra insieme in modo tale da motivarsi a vicenda.

Non solo la gestione personalizzata della malattia migliora la qualità della vita dei pazienti, ma questi centri locali di assistenza potrebbero fornire alle aziende o agli enti promotori degli utili insights sulle motivazioni alla base della non-aderenza alle terapie. Una volta comprese le barriere che i singoli pazienti incontrano a livello personale è possibile dunque trovare delle soluzioni innovative in grado di minare le basi di questi comportamenti scorretti, con ampi margini di miglioramento per la spesa pubblica e per la società nel suo complesso, oltre che ovviamente per le aziende farmaceutiche.