Healthcare protagonista al WEB SUMMIT 2014

novembre 21, 2014 in Eventi pharma di Oscar Lambrughi

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Sono impressionanti i numeri del WEB SUMMIT 2014:  22.000 i partecipanti provenienti da 109 paesi, ben 614 relatori, le start-up presenti 2.160 e 1.324 i giornalisti che hanno seguito gli eventi.

Il SUMMIT, evento TOP per il digital in Europa, ha permesso di cogliere molte evidenze:

Le CONFERME, di quello che OGGI il WEB, il DIGITAL e le nuove tecnologie hanno portato nella vita di tutti quotidianamente:

  • I wearable device ci sono e ne stanno arrivando molti, e potenti.
  • Il wearable è l’healthcare!
  • Il gaming è educational!

Le NOVITA’ e i TREND che ci attendono:

  • Tecnologia = collegare persone e ambienti    .
  • Scopo della “tecnologia indossabile”  è quello di ridurre il peso sociale
  • La tutela della privacy (leggi propri dati biometrici) sarà mandatoria
  • I dati saranno la nuova valuta (anche e soprattutto quelli biometrici)

E’ emerso chiaramente che le conferme e le novità riguardano sia specificatamente in senso stretto l’ambito della SALUTE, sia quello del benessere o detto meglio dello “STARE BENE” (questo lo aggiungo io: il concetto di SALUTE e di STARE BENE in futuro si avvicineranno moltissimo, sovrapponendosi, grazie ai forti cambiamenti che il “sistema salute” subirà appunto per l’ingresso di nuove tecnologie).

Qui di seguito l’INTERESSANTISSIMO diario dei 3 giorni del WEB SUMMIT scritto a 4 mani dai miei colleghi Mattia Guglielmo e Andrea Villa.

DAY #1 notes

Il Web Summit di Dublino si svolge principalmente nella struttura dell’RDS Arena di Dublino che si compone di diversi padiglioni espositivi, alcuni ospitano speech e focus group, altri invece accolgono le oltre 1000 startup digital presenti. In attesa del “Kick Off” mattutino, assistiamo alla presentazione di una delle 200 startup che partecipano al Pitch Contest.

Si parla di big data biometrici e dell’health monitor come strumento di prevenzione; al centro del palco il giovane founder spiega come l’attenzione all’interfaccia utente abbia permesso alla loro App di farsi spazio in un mercato in forte espansione. Ci è chiaro fin da subito che la user experience sarà uno dei temi centrali, pur trattandosi di un evento dedicato alla tecnologia, l’ingegneria del software abbandona la scena in favore del sentiment, dell’experience e della usability.  Fattori che entrano definitivamente tra i MUST HAVE di ogni digital solution.

E non si parla solo di applicazioni, ma il concetto è esteso al content: i media si evolvono, dando importanza alla forma visiva, al linguaggio sintetico e semplice, integrandosi e differenziandosi in base al device di fruizione. Mike McCue (Founder di Flipboard) a tal proposito spiega l’importanza di esercitare una netta distinzione tra i contenuti per mobile e per desktop; il dispositivo non è solo uno schermo più grande o più piccolo, ma è soprattutto una circostanza, un luogo geografico, un approccio mentale rispetto all’azione che sto compiendo. Per questo è necessario comprendere che internet non è più una serie di media collegati tra di loro da link, ma si tratta di persone collegate a contenuti.

L’informazione online è irrimediabilmente social.

Il panorama startup verte molto su mobile, social, IoT (Internet of Things), bigdata e meno sul wearable; ma non c’è speech che non menzioni le enormi potenzialità delle tecnologie indossabili, e ovviamente tutto ruota attorno al tema centrale della salute.

C’è un aspro dibattito tra marketer e maker, i primi indagano l’impatto dei wearable devices nel mondo dell’advertisement, parlano di health marketing, funnel e profilazione utente; i secondi, capitanati da Min-Liang Tan (CEO Razer), aborrano l’idea di asservire la tecnologia all’Adv, sostenendo che tutti i dati raccolti devono essere registrati in forma anonima e usati esclusivamente per migliorare i prodotti.

web-summit-2014

Il suono della campana di Wall Street trasmesso in diretta a Times Square

Dal mondo internet of things gli stimoli sono innumerevoli, verrebbe quasi da dire che il mercato è maturo. Tra domotica, smart car e smartcity si perde il conto dei progetti più o meno sperimentali e dei prodotti lanciati sul mercato. Gli approfondimenti, tanto per cambiare, si concentrano sulla user experience e sull’interazione uomo-macchina  Si parla molto di gesture recognition, di NUI (natural user interface) e contactless interfaces. La volontà è quella di introdurre prodotti che non richiedano sforzo di apprendimento nell’utilizzo, il motto è: “drop the mouse!”.
Speech e espositori a parte, il web summit è un evento pieno di stimoli, le passerelle che collegano i padiglioni e gli stessi spazi interni sono arricchiti con installazioni creative e suggestive, mentre l’area ristoro è allestita nel vicino Herbert Park. Passeggiare circondati da persone di tutte le età intente a parlare di new media e mobile devices, mentre pranzavano su una panchina o in mezzo al prato è stato quasi surreale. La giornata ha raggiunto il suo apice durante l’apertura della borsa di Wall Street, avvenuta sul Central Stage alla presenza del primo ministro irlandese Jeff Jampol.

 

DAY #2 notes

Oggi si parte dal marketing stage, con un interessantissimo round table: seduti sui divanetti di fronte a noi troviamo Ezra Cooperstein (President FullScreen), Jonathan Hunt (Global VP, Marketing – Vox Media) e Rob Gregory (CEO Whosay), il tema è la nuova narrativa, o per meglio dire lo storytelling. In sostanza si approfondisce quanto introdotto ieri, parlando di forme di comunicazione nelle quali l’individuo racconta la propria esperienza. Il media può essere di qualsiasi tipo (testo, immagini, video ecc) anche se com’è prevedibile i canali visivi sono privilegiati. Rob Gregory, fondatore del primo social per celebrità, illustra un case che vede protagonista Eva Longoria; parla di come abbiano studiato insieme una campagna marketing al fine di promuovere un particolare brand di alta moda, facendo esempi pratici nell’uso strategico di selfie + instagram.

Nello stage dedicato a IoT, invece, durante la giornata è stato un susseguirsi di personaggi di indubbio interesse, in sequenza: Paul Daugherty (CTO Accenture), Andra Keay (Managing Director Silicon Valley Robotics), Lionel Paillet (General Manager Nest Labs), Conor MacCormack (CEO Mcor Technologies), Mike Bell (VP & General Manager New Devices Intel) e Ayah Bdeir (Founder & CEO littleBits).

accenture

Paul Daugherty (CTO Accenture)

Ho rilevato una chiara spaccatura tra la mission dei senior businessman e dei wannabe: Accenture e Intel puntano chiaramente a dominare il mercato, la loro intenzione è essere protagonisti della rivoluzione messa in atto dall’integrazione e miniaturizzazione tecnologica.

Intel ha recentemente rilasciato una nuova generazione di microchip con connettività wireless che ambisce a diventare la principale piattaforma hardware per i dispositivi wearable, puntando al monopolio come è stato fatto in passato con i vari pentium, core2duo, i5, i7 su pc.

Accenture è sempre molto attenta all’innovazione nell’healthcare e ha avviato una serie di progetti sperimentali basati sulla lettura delle onde cerebrali che puntano ad alzare sempre più in alto l’asticella tecnologica. La gestione dei dati sta molto a cuore al CTO di Accenture, tant’è che lui stesso definisce i dati come la valuta per la new economy.

Nonostante il peso che le big corp hanno sul mercato, entrambi i manager sottolineano l’importanza di stringere partnership strategiche e di rinnovare quelle già esistenti. Proprio sul tema Internet of Things il suggerimento è legarsi ad aziende che nulla hanno a che vedere col digitale, perché è il progresso tecnologico stesso che suggerisce una re-ingegnerizzazione degli assets tradizionali. Il knowhow sui vecchi driver, come per gli oggetti di antiquariato, riacquisterà valore.

Dalla parte delle realtà emergenti, invece, c’è uno spirito molto più elevato, quasi evangelistico. Ayah Bdeir ha spiegato la mission di LittleBits portando l’attenzione sul concetto di “democratizzazione della tecnologia”. Sosteneva che, come profetizzato da Howard Rehingold, presto potremmo assistere a un fallimento esteso della tecnologia, poiché saremo tutti utilizzatori incapaci di gestire autonomamente gli inevitabili malfunzionamenti. In fin dei conti possiamo solo constatare che la tecnologia ci sta dando una percezione illusoria di progresso, una semplificazione delle abitudini che ci vincola anziché aprirci nuove prospettive. E’ per questo che LittleBits non offre prodotti, ma abilità. Abilità di manipolare e plasmare la tecnologia nella forma che ci è più utile tramite la spacchettizzazione in unità tecnologiche con funzionalità specifiche (block), che possono essere connesse tra di loro per risolvere una molteplicità di compiti; una sorta di “lego hi-tech”.

Si parla molto di scalabilità e integrazione con alcuni esempi pratici come Lifx. Lifx è una startup di New York nata da una campagna Kickstarter milionaria. Trattasi di una lampadina appcessory comandabile via smartphone, in grado di proiettare tonalità di colore differenti a intensità personalizzabile. Il loro approccio nello sviluppo del prodotto è stato eseguito con la volontà di renderlo integrabile con altre piattaforme e questo ha permesso oggi di instaurare importanti partnership con Nest (leader in domotica) e Spotify. Nonostante Simon Walker (Founder Lifx) non si risparmi nel magnificare la sua creatura, risultando a volte troppo insistente, esprime un concetto decisamente interessante: il prodotto, per quanto possa essere rivoluzionario, non è più sufficiente. Bisogna creare una connessione emotiva tra user e device”; per Linx questo obiettivo è stato raggiunto con Spotify.

E’ chiaro che, indipendentemente dal mercato che si presidia e dal ruolo che si ricopre, la condivisione rappresenta il terreno fertile dal quale nascono le grandi idee. Perfino Intel, con il progetto Galileo, ha deciso di intraprendere la strada dell’hardware open-source come Arduino prima di loro. E’ lo stesso Mike Bell a dire “noi vogliamo vedere migliaia di appassionati giocare e creare con il nostro hardware, l’abbiamo fatto apposta per questo”.

Cutecircuits HugshirtLast but not least: Cutecircuits. Un’azienda londinese che dire avveniristica è poco. Si definiscono fashion tech company e realizzano capi di alta moda ad altissimo contenuto tecnologico. Il loro abiti, infatti, sono arricchiti da sensori di ogni tipo: accelerometri, sensori di pressione, sensori biometrici e tantissimi led. HugShirt è una maglietta che permette di registrare posizione e pressione esercitata durante un abbraccio per replicare la sensazione in remoto a chiunque indossi una maglietta dello stesso modello. Hanno, inoltre, vestito Katy Perry durante il suo ultimo concerto a Londra, realizzando appositamente per lei un costume dotato di led che mostrasse in tempo reale i tweet postati dai fan durante il concerto.

La giornata si è chiusa con una “profezia” di Ayah Bdeir: “il knowhow è destinato a diventare di dominio pubblico, la prossima idea da un milione di dollari non verrà da Apple e Google, ma verrà dai designer, dagli artisti, dagli sviluppatori e dalle persone di tutti i giorni”.

 

DAY #3 notes

Sul palco del machine summit è il momento dei makers. Il campo di applicazione non è più rilevante, da mobile, a wearable a IoT il messaggio è univoco: è l’era del self made device. Moe Tanabian, il Chief Engeneer Samsung ha fatto da capofila con un lungo e importante speech, durante il quale ha illustrato lo scenario attuale in merito a device manufacturing. Ha parlato di golden age of makers, spiegando come in pochi anni le piattaforme hardware e software open-source abbiano rivoluzionato il processo di prototipizzazione delle idee, permettendo oggi di implementare in pochi giorni quello che fino a qualche anno fa si faceva in mesi. A dimostrazione di questo, un piccolo laboratorio allestito da Samsung ha permesso a giovanissimi programmatori (max 10 anni) di creare le loro prime applicazioni software.

Da segnalare l’intervento di Robert Brunner (CEO Ammunition) società californiana leader nella progettazione di dispositivi hi-tech. Il suo intervento ha spiegato in modo chiaro come l’aspetto ingegneristico dei prodotti tecnologici sia diventato secondario rispetto allo studio dell’interfaccia e del design. Con una rapida successione di esempi ha mostrato come il suo team sia riuscito a reinventare prodotti preesistenti dando loro nuova vita. Ammunition si è occupata della progettazione di diversi prodotti Nest e Polaroid, realizzando per esempio il nuovissimo Polaroid Cube. La “chicca del giorno” è stato il tostapane smart, che imprime a caldo le previsioni del tempo per informarti in modo utile e simpatico prima di affrontare la giornata.

Prima di lasciare il palco, Brunner regala al pubblico in sala pochi e semplici suggerimenti per quanti decidessero di intraprendere la strada del Product Designer:

  • Seek purity of purpose – Rimanere sempre concentrati sullo scopo di quello che si sta progettando
  • Make information actionable – le informazioni da sole non bastano, bisogna dare un servizio
  • Understand the realationship of design and data – Studiare sempre il modo più efficace di mostrare le informazioni
  • If it was easy everybody would do it – chiaro no?

Segue lo speech di Cedric Hutchings (CEO Withings), che ha fatto di una startup francese una multinazionale leader della produzione di dispositivi wearable per la salute. La loro mission è fornire a chiunque un ecosistema digitale personalizzato, in grado di monitorare lo stato di salute 24/7… un po’ come la più nota ihealth. Withings è solo una delle tante aziende affermate di nazionalità francese che hanno popolato il websummit.

IMG_4362Il pomeriggio inizia con la premiazione del Pitch Contest, tra le vincenti troviamo Mimi, una health app nata per aiutare le persone affette da disturbi dell’udito. Successivamente raggiungiamo un affollatissimo Machine Stage per assistere all’intervento David Cuartielles, (Co-Founder Arduino). La nota piattaforma hardware open-source sviluppata all’Interaction Design Institute di Ivrea ha riscosso un fenomenale successo internazionale e, grazie all’ecosistema di servizi e espansioni integrabili, ha permesso la nascita di numerosissime startup che operano in ambito IoT. Arduino è nato come strumento per l’insegnamento e ancora oggi i fondatori proseguono il lavoro in università, supportando la grande community di aziende, professionisti e appassionati che sviluppano dispositivi tramite la loro piattaforma.

Prima del gran finale prendiamo posto al Builder Stage, dove si approfondiscono le best practices per rendere scalabili le applicazioni software. Quanto emerge è che scalabilità, integrabilità e replicabilità dei software sono fattori determinanti per il successo di un prodotto digitale in uno scenario come che vede improvvisi e rivoluzionari cambiamenti. “Plan to scale or plan to fail” è l’assioma sul quale si dovrebbe basare ogni nuova progettazione.

La giornata si conclude con un round table sul futuro dell’industria musicale con la partecipazione del dublinese per eccellenza Bono, leader degli U2.

Il Web Summit 2014 ha decisamente rispettato le aspettative, è stata una vetrina ricca e completa nonché un luogo dove trarre vera ispirazione. Se dovessimo immaginarci il prossimo futuro in base a quanto visto in questi tre giorni, verrebbe da dire che il tempo della tecnologia “impalpabile” (software) è stato ormai superato.

C’è una crescente rincorsa alla real technology, una tecnologia più vicina alla nostra natura fisica, reale, palpabile, che viene assorbita in modo immediato e naturale nella quotidianità di tutti i giorni.