Fitbit e i nuovi dispositivi wearable per una migliore raccolta dati

novembre 5, 2015 in e-Health di Oscar Lambrughi

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Le industrie farmaceutiche puntano sempre di più a sfruttare le potenzialità dei wearable devices, e nel mirino è entrata anche Fitbit, l’azienda californiana produttrice degli omonimi dispositivi per il fitness.

fitbit-wearable

Ciò che era iniziato come un aiuto per atleti e dietisti sta rapidamente mutando in uno strumento fondamentale per ricercatori e produttori di farmaci. Con l’aiuto di volontari, il cui compito consiste nell’indossare questi gadgets 24 ore su 24, le aziende stanno accumulando una gran quantità d’informazioni dettagliate nella speranza di comprendere meglio se, quando e quanto un farmaco sta facendo effetto. “L’uso dei wearables ha il potenziale per essere una rivoluzione” ha dichiarato Kara Dessin, della Medidata Solutions Inc., un’azienda specializzata nello sviluppo di tecnologie volte a migliorare le sperimentazioni cliniche. I ricercatori hanno infatti avuto modo di apprezzare la tecnologia di Fitbit quando hanno confrontato i dati da esso registrati con i risultati ottenuti da un test somministrato ai pazienti in cui veniva chiesto di valutare le prestazioni fisiche cui erano stati sottoposti.

Al momento la  GlaxoSmithKline PLC e la McLaren Applied Technologies (facente parte dell’omonima compagnia produttrice di auto da corsa) stanno conducendo una ricerca seguendo i movimenti di venticinque pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica. I partecipanti saranno dotati di un piccolo sensore attaccato al loro petto che misurerà la frequenza cardiaca, il numero di passi e i dislivelli affrontati. I dati biometrici  vengono stoccati nel dispositivo e automaticamente scaricati tramite una connessione Bluetooth quando un paziente si trova in prossimità di un router wireless. Questi dati, infine, giungono in un server sicuro della Glaxo, dove saranno utilizzati per la ricerca di nuove terapie.

Per il prossimo febbraio è previsto l’avvio di un progetto ad opera del Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti d’America per monitorare i militari con problemi alla schiena. Le persone nella loro condizione tendono a non essere molto attive, dato che il movimento accentua il dolore, pertanto il dipartimento progetta di tracciare gli spostamenti dei veterani, possibilmente tramite il Fitbit, anche se non è stato ancora comunicato il device designato. Un algoritmo si occuperà di processare le informazioni dei soggetti per determinare, in base al grado di sofferenza, un adeguato livello di trattamento.

Un’applicazione interessante e singolare della tecnologia Fitbit sta avvenendo ad opera della CSS Insurance, che ha dato inizio alla sperimentazione di una nuova polizza assicurativa sulla vita che tiene conto dello stato di salute del cliente e di quanto egli faccia per mantenersi in forma. Il progetto si chiama “My Step” ed è stato avviato in collaborazione con l’Università di San Gallo e il Politecnico di Zurigo. I primi risultati sono molto promettenti, al punto che la compagnia starebbe già pensando a delle soglie di attività motoria, a cadenza settimanale o mensile, con cui regolare gli eventuali bonus o malus sui premi assicurativi. Per il momento la CSS Insurance mantiene come punto di riferimento per il campione di prova i diecimila passi al giorno consigliati da Fitbit. Come sempre, non va trascurata la possibilità della compagnia assicurativa di accedere a informazioni personali dei propri clienti, ma i test fin qui condotti parrebbero dimostrare la disponibilità di questi ultimi a rinunciare a una minima parte della loro privacy, se questo porta a una riduzione delle spese.

Man mano che cresce l’interesse per i dispositivi indossabili, le aziende produttrici cercano di realizzarne di nuovi, sempre meno invadenti. MC10 Inc., una società specializzata in biotecnologie con sede a Lexington, sta sviluppando il “biostamp”, ossia quella che potrebbe essere la prossima frontiera del wearable. Si tratta di un adesivo dotato di circuiti e sensori flessibili, definito dal cofondatore della società Ben Schlatka come un cerotto intelligente, superleggero, che può essere applicato in qualunque parte del corpo.